Karate in corsia per “affrontare” il cancro

L’ospedale Bambino Gesù di Roma promuove “Dare un calcio alla malattia”, un programma che vede il Karate protagonista nella battaglia contro il cancro.
L’arte marziale di Okinawa – finalizzata inizialmente all’insegnamento del combattimento e l’autodifesa – , si è trasformata con il tempo in filosofia di vita. “Dare un calcio alla malattia” è il programma promosso dal“Kids kicking cancer” e adottato dall’ospedale “Bambino Gesù” di Roma. L’obiettivo è quello di sostenere fisicamente e mentalmente i piccoli pazienti nella degenza e nella riabilitazione extra ospedaliera.
Il programma promosso dall’associazione “Kid Kicking Cancer in Italy”, è stato sperimentato con successo in numerose realtà ospedaliere americane.” Il Bambino Gesù” di Roma – che l’ha adottato dall’inizio del 2012, è il primo ospedale europeo ad introdurre il karatè come attività ludico sportiva per la gestione della quotidianità dei suoi piccoli degenti (quotidiano Corriere della Sera)
L’obiettivo: “dare un calcio alla malattia” consiste nell’ utilizzare le tecniche e la filosofia proprie delle arti marziali per offrire ai bambini affetti da cancro e da gravi patologie croniche, un ulteriore aiuto per affrontare e gestire meglio la propria quotidianità. A tale proposito è opportuno puntare la lente d’ingrandimento su quelle che sono le vere peculiarità del Karate: un’arte marziale tra le piu’ efficaci ed antiche che ha avuto origine nell’isola giapponese di Okinawa.
Oggi il karate è molto diffuso anche in occidente in versione sportiva con fini competitivi (tipici dell’agonismo occidentale) ed in versione arte marziale tradizionale per difesa personale: per la maggior parte dei sostenitori rimane prevalentemente una tecnica di combattimento. Anche numerose produzioni cinematografiche, relative a questa antica arte marziale, hanno contribuito ad alimentare – nell’immaginario collettivo – la convinzione che il karate rappresenti un modo “misterioso” di combattere: capace di causare la morte o il ferimento dell’avversario con un singolo colpo.”
In realtà l’’arte marziale di Okinawa – finalizzata inizialmente all’insegnamento del combattimento e l’autodifesa – si è trasformata con il tempo in filosofia di vita: un’ arte tenuta segreta e rimasta per lungo tempo privilegio dei nobili per poi diffondersi – pur restando appannaggio di un numero ristretto di persone -ad altri strati della società.
“Combattere senza combattere” è la filosofia alla base del karate con le sue regole d’oro di cui ricordiamo le più significative: “purifica la tua mente, impara la perseveranza allenandoti diligentemente e superando le difficoltà, durante la pratica libera la tua mente dai pensieri egocentrici e armonizza respiro ed azione, pensa ed elabora sempre, ecc.”
In sostanza si tratta di un impegno costante di ricerca del proprio equilibrio, modellare il proprio carattere per diventare forti, acquisire consapevolezza sul significato più profondo dell’esistenza e goderne appieno , imparare ad affrontare le avversità con coraggio e nel pieno rispetto di se stessi e degli altri.
“Il Karate può essere considerato come una lotta con se stessi, o come una maratona lunga tutta la vita che può essere vinta solo attraverso l’autodisciplina, il duro allenamento e i propri sforzi creativi” scrisse Shōshin Nagamin: militare, poliziotto e maestro di karate giapponese che – dal 1951- iniziò ad allenare i propri agenti nel karate. E’ proprio in base a questi insegnamenti che si è inspirato il programma promosso dal “Kids kicking cancer”( associazione no profit nata negli Stati Uniti nel 1999) e adottato dall’ospedale “Bambino Gesù” di Roma.
All’interno di un ambiente sicuro e controllato- supportati dai professionisti – gli istruttori dell’associazione affiancano i piccoli pazienti nella degenza e nella riabilitazione extra ospedaliera, promuovendo lezioni e corsi pratici per allenare il corpo – ma soprattutto la mente – attraverso l’insegnamento di semplici tecniche di arti marziali (quotidiano la Repubblica). “L’eliminazione del dolore da tutte le procedure assistenziali che coinvolgono i bambini rappresenta uno standard proprio dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù”- sottolinea il direttore sanitario Massimiliano Raponi – e sul fronte dell’accoglienza e del miglioramento della qualità della vita dei nostri piccoli pazienti siamo quotidianamente impegnati a trovare nuove opportunità di miglioramento”(Roma sette.it).
L’idea di fondo del progetto è quella di “curare”: prendersi cura a 360° del benessere psico-fisico dei pazienti ma anche della loro famiglia.“Attraverso esercizi di «respirazione, rilassamento e meditazione – spiega Rabbi Elimelech Goldberg fondatore e direttore di Kids Kicking Cancer- i bambini che partecipano ai nostri programmi imparano a gestire meglio il dolore e ad affrontare con maggiore determinazione, coraggio, ma anche serenità interiore la malattia e le terapie a cui devono sottoporsi». Ogni bambino diventa così, a sua volta, «testimone e ambasciatore di questa filosofia, insegnando agli altri, fratelli, sorelle, genitori, nonni, le tecniche che ha appreso, perché possano a loro volta imparare a gestire meglio dolore, rabbia, ansia, paura, stress o altri problemi psico-fisici”.
Pertanto possiamo senz’altro riconoscere come l’integrazione della saggezza di discipline orientali come il Karate, il Tai Chi, lo Yoga, ecc – oltre a migliorare la qualità della vita ( come nel reparto di oncologia pediatrica)- getti le basi per un modello terapeutico più integrale e più consapevole: l’uomo non è soltanto una realtà biologica.

Fonte: http://ilnumerozero.com/attualita/salute/1030-karate-in-corsia-per-affrontare-il-cancro.html

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